Italia, Paese per Turisti o Viaggiatori ?

Il turismo resta forse la più grande risorsa a disposizione del nostro Paese.  Come italiani, quanto ci impegniamo per una cultura che incentivi l’esperienza turistica dei viaggiatori, in modo che possano apprezzare sempre di più il nostro Paese ?

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Fabrizio Pozzoli, presidente della coop. sociale Betania ed esperto del settore turistico, analizza in dettaglio il tema partendo dal presupposto che non ci si può occupare di sviluppo turistico territoriale se non si parte dalla comunità che abita quel determinato territorio, creando e supportando tutte quelle condizioni per migliorarne la vivibilità. Questo comporta anche modifiche ai nostri comportamenti e alla nostra cultura turistica e di accoglienza, ponendo attenzione anche ai piccoli particolari e permettendo a tutti i territori, anche a quelli considerati “minori”, di essere valorizzati. Questo approccio supporta al meglio il vero viaggiatore, non il turista “mordi e fuggi”, che tritura le mete turistiche una dopo l’altra e con sempre maggior velocità, ma il turista che coltiva il gusto della scoperta e la capacità di emozionarsi e stupirsi, per le cose, per gli ambienti e per le persone che incontra.

Di seguito l’intero articolo, pubblicato nella newsletter n. 7 di giugno 2016:

Betania’s Gazette   –    EDITORIALE tailor e hand made N.7

Italia: Paese per Turisti?   No, per viaggiatori

Come la penso, è risaputo: non ci si può occupare di turismo, sviluppo turistico di una destinazione, di un territorio se non si parte dalla comunità che abita quel territorio. Solo creando le condizioni di migliore vivibilità per la comunità residente si creeranno le condizioni perché la stessa diventi un “soggetto turistico” perché darà senso e vita al territorio – del resto, le pietre non servono il caffè! e nemmeno le cattedrali cucinano!!!

Chi di noi non ha ricevuto complimenti, da persone straniere, per il fatto di essere italiani e di abitare in un così bel Paese perché, diciamocelo chiaro e forte, l’Italia è uno dei Paesi più belli al mondo; non l’unico certo, ma uno dei più belli, quello si!

Per le proprie bellezze? Per l’arte? Per la storia? Per il cibo? Si, per tutto questo ma non solo: l’Italia è così bella perché ci siamo noi, gli Italiani. Smettiamola di dire che l’Italia è un Museo a cielo aperto: l’Italia è una storia a cielo aperto, uno stile, un modo di essere e di vivere.

Giro il mondo come una trottola, conosco tantissimi Paesi, molti li amo profondamente, ho visto posti davvero mozzafiato, la bellezza della foresta Amazzonica, la natura del Canada, il calore dell’Africa, la maestosità di Mosca ma non ho mai trovato quel “sense of living” che ci caratterizza e ci rende unici… .

Mi capita spesso che, capendo che sono italiano, la gente si sprechi in lodi sull’Italia…lodi certamente non immuni dai soliti stereotipi, mandolino, pizza, etc… e la gente ci tiene a farti sapere che è venuta in Italia, ti racconta cosa ha visto… se vi racconto che anche in un paesino sperduto degli States, la cassiera di un outlet, prima di farmi pagare, mi ha raccontato di quando è stata in Italia, di cosa ha visto…di quanto vorrebbe tornare e viverci… .

Ma dai, siamo sinceri, a noi capita mai il contrario? Di incontrare una persona straniera e, se abbiamo visitato il suo Paese, profonderci in mielose lodi dello stesso giurando e spergiurando che ci piacerebbe abitare la….non facciamo ridere.. NON LO FAREMMO MAI!!!! Siamo sufficientemente convinti che l’Italia sia un posto fantastico dove vivere, con le sue contraddizioni, con le sue bellezze e brutture, con alti e bassi.

Mi piacerebbe che, noi italiani, incominciassimo a considerare l’Italia un po’ casa nostra: butteremo mai la spazzatura sul pavimento del salotto? O imbratteremmo mai i muri della stanza da letto dei figli? O faremmo mai pagare la connessione wi-fi agli amici e ospiti? O ci ostineremmo a parlare solo in italiano con ospiti stranieri, magari facendo improbabili discorsi gestuali?

Certo che no, non lo faremmo mai…. e poi mai!!!!

E allora perché lo facciamo con le persone che visitano il nostro Paese? E’ dalle piccole attenzioni che si vede quanto un Paese è ospitale, accogliente, capace di mettere al centro la persona e le relazioni umane. Basta connessione wi-fi a pagamento, basta receptionist che non spiccicano una parola straniera, così come addetti ai beni culturali, pubblici o privati che siano. Basta indicazioni scritte solo in italiano ma, attenzione, signori delle Istituzioni: basta opere infinite, ristrutturazioni secolari, rete viaria antiquata, burocrazia infinita… e potrei continuare.

E’ solo sposando un’idea di territorio comune tra pubblico e privato, tra cittadino e Istituzioni, solo puntando sul miglioramento della qualità della vita delle comunità locali, solo considerando la “provincia” non più territorio minore ma ricchezza e unicità da tutelare e valorizzare che potrà nascere quel sentimento di appartenenza forte che si traduce in gioia di lasciarsi scoprire, visitare, “pacificamente invadere”.

Già, ma da chi?

Non dai turisti, dagli amanti del mordi e fuggi, dagli “scendo dalla nave a Civitavecchia e in 6 ore, andata e ritorno compresa, visito Roma”…non è da queste persone che dobbiamo lasciarci visitare, che vogliamo incontrare.

A noi interessano i viaggiatori, persone che coltivano il gusto della scoperta, dell’incontro, della conoscenza, persone responsabili che capiscono di essere in casa d’altri e vi si affacciano per conoscere e condividere…

A noi interessano le persone che sanno emozionarsi e stupirsi; l’Italia è un Paese per questo tipo di persone, unico per persone uniche.

Forse, lo è anche per i turisti, a patto che si lascino abitare dal dubbio che, forse, il mordi e fuggi, il mandolino e la tarantella, forse e sottolineo forse, non descrivono tutto dell’Italia… .

Abbiamo bisogno, in definitiva, accanto a politiche coerenti e “per” le persone, abbiamo bisogno di crederci, una volta tanto, che siamo davvero un Paese da visitare e conoscere ma lo saremo solo se manterremo la nostra autenticità e sapremo essere “Paese” non sulla carta, di identità, ma nei fatti, piccoli, quotidiani, banali e, per questo, straordinari.

Fabrizio Pozzoli

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